L’intelligenza artificiale è, senza dubbio, uno dei motori più promettenti per il futuro della tecnologia. Dalla sanità alla finanza, dall’automotive alla sicurezza, le potenzialità di un’innovazione basata sull’AI sono enormi. Tuttavia, mentre il settore cresce, emerge una nuova sfida: l’AI-washing, ossia l’utilizzo dell’AI come etichetta di marketing senza il supporto di un effettivo valore tecnologico.
Se da un lato il fenomeno ricorda il greenwashing che ha afflitto il settore ambientale, dall’altro l’AI-washing potrebbe avere un impatto ancora più ampio, minando la fiducia non solo degli investitori, ma anche dei consumatori, degli enti regolatori e delle aziende che, invece, operano in maniera trasparente e responsabile.
Cos’è l’AI-Washing e Come si Manifesta?
Il termine AI-washing descrive quelle pratiche in cui le aziende dichiarano di utilizzare intelligenza artificiale, pur non avendo effettivamente implementato soluzioni AI avanzate. In alcuni casi, si tratta di una strategia di marketing per attrarre investitori e clienti. In altri, è una risposta alla crescente domanda di tecnologie “futuristiche”, spesso spinta dalla percezione che l’AI rappresenti la chiave per il successo aziendale.
Simile al greenwashing, dove aziende dichiarano di adottare pratiche sostenibili senza realmente farlo, l’AI-washing sfrutta l’appeal di una tecnologia all’avanguardia senza adottarne realmente i benefici. La tendenza a vendere prodotti come “AI-powered” quando in realtà si tratta di tecnologie meno sofisticate, come algoritmi basati su regole o sistemi automatici di base, è sempre più diffusa.
Il Settore AI: Una Crescita Esponenziale
Il settore dell’intelligenza artificiale è in costante espansione. Secondo un rapporto di PwC, si prevede che l’AI contribuirà con circa 15.7 trilioni di dollari all’economia globale entro il 2030. L’adozione dell’AI sta accadendo in tutti i settori, ma questa rapida espansione pone una domanda cruciale: come possiamo garantire che l’AI non venga utilizzata come un semplice strumento di marketing?
Ad esempio, l’adozione dell’AI nelle fintech ha portato alla nascita di strumenti avanzati per il credito, la gestione del rischio e l’automazione delle transazioni. Eppure, in parallelo, non sono mancati casi in cui aziende hanno usato la terminologia “AI” senza fornire soluzioni realmente innovative. Il contesto normativo per queste applicazioni, simile a quello delle normative ESG per la sostenibilità, non è ancora stato pienamente sviluppato.

Il Parallelismo con la Sostenibilità: Normative in Crescita
Proprio come il greenwashing ha suscitato la necessità di normative più rigide nel settore della sostenibilità (pensa alla CSRD o alla Tassonomia Europea per le attività sostenibili), così l’AI-washing potrebbe rivelarsi un fenomeno che necessita di una regolamentazione specifica. Le politiche ESG hanno creato una base di trasparenza per le aziende, costringendole a fornire dati verificabili sulla loro sostenibilità. Allo stesso modo, l’industria dell’AI potrebbe trarre vantaggio da un quadro normativo che promuova l’adozione responsabile di tecnologie reali.
Nel 2021, la Commissione Europea ha proposto un regolamento sull’Intelligenza Artificiale che, se approvato, stabilirà norme vincolanti per garantire l’affidabilità e la sicurezza dei sistemi AI. Questo regolamento, che classifica l’AI in base al rischio, è un passo fondamentale per fermare pratiche ingannevoli come l’AI-washing, fissando criteri chiari per la trasparenza e la responsabilità delle aziende nel settore.
Builder.ai: Il Caso Rivelatore
Il recente caso di Builder.ai, che ha visto la compagnia crollare con una perdita di 1,5 miliardi di dollari, è uno degli esempi più eclatanti di come l’AI-washing possa danneggiare la fiducia nel settore. Nonostante il branding che promuoveva l’azienda come leader nell’AI, l’effettiva adozione di tecnologie AI avanzate era ben lontana dalle promesse.
Questo episodio ha acceso un dibattito: come possiamo evitare che fenomeni simili danneggino l’industria in generale? Le aziende tecnologiche che non adempiono alle promesse fatte tramite la retorica dell’AI rischiano non solo di subire danni reputazionali, ma anche di perdere la fiducia degli investitori e dei consumatori. La lezione da trarre è chiara: l’innovazione deve essere accompagnata da concretezza, e le dichiarazioni sulle capacità tecnologiche devono essere verificate.
Un Settore da Normare
Sebbene l’AI sia una tecnologia potente e in rapida evoluzione, il rischio di abusi e dichiarazioni fuorvianti è concreto. Come è successo con il greenwashing, è necessario che vengano introdotte normative più rigorose che costringano le aziende a dimostrare il reale utilizzo dell’AI, con trasparenza e dati verificabili. È fondamentale che l’adozione di tecnologie avanzate, come l’AI, non diventi solo una strategia di marketing, ma una vera e propria rivoluzione, capace di portare valore reale.
La regolamentazione, come quella che ha accompagnato la sostenibilità, potrebbe rappresentare il punto di partenza per costruire un settore più sano, responsabile e trasparente. Solo così l’AI potrà davvero dimostrare tutto il suo potenziale, senza rischiare di diventare l’ennesima “buzzword” utilizzata a sproposito.