La Net-Zero Banking Alliance (NZBA) nasce nell’aprile 2021 sotto il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP FI) e come parte della Glasgow Financial Alliance for Net Zero (GFANZ). Fin dall’inizio ha raccolto l’adesione di 43 istituzioni finanziarie fondatrici, con l’obiettivo di allineare tutte le attività bancarie, dai prestiti agli investimenti fino alle emissioni finanziate, alla traiettoria net-zero entro il 2050, con obiettivi intermedi fissati già per il 2030. In pochi anni, l’alleanza ha visto una rapida crescita fino a superare i 140 membri, per un totale di circa 74 trilioni di dollari di asset. I requisiti prevedevano la definizione di target quinquennali, trasparenza nella comunicazione delle emissioni e l’adozione di strategie coerenti con l’Accordo di Parigi.

La crisi e l’esodo delle banche

Nonostante l’espansione iniziale, a partire dal 2023 è emersa una crescente pressione politica e legale, in particolare dagli Stati Uniti, dove ambienti repubblicani hanno sollevato preoccupazioni antitrust. Questo ha portato all’uscita di istituti di primo piano come JPMorgan, Citi, Bank of America, Morgan Stanley, Wells Fargo e Goldman Sachs. Successivamente anche banche canadesi hanno abbandonato l’iniziativa. Nel 2024 la crisi si è aggravata con l’uscita di grandi gruppi europei, tra cui HSBC, Barclays e UBS, che hanno motivato la scelta con la perdita di massa critica e di efficacia dell’alleanza.

Di fronte a una riduzione drastica della base associativa, nell’agosto 2025 l’NZBA ha annunciato la sospensione temporanea delle sue attività. Contestualmente, il Comitato direttivo ha indetto una votazione per decidere entro fine settembre se trasformare l’alleanza in una “framework initiative”. Questo nuovo modello, meno vincolato alla membership, mira a fornire linee guida e supporto tecnico alle banche che intendono mantenere gli impegni climatici, riducendo però al contempo i rischi reputazionali e le vulnerabilità politiche. Durante questa fase di transizione, l’NZBA ha incoraggiato le banche a rispettare comunque gli obiettivi net-zero dichiarati.

Il contesto normativo europeo e l’Omnibus

Parallelamente alla crisi dell’alleanza, in Europa si è consolidato un quadro normativo sempre più stringente. Con la proposta Omnibus, la Commissione europea ha cercato di armonizzare e rafforzare gli standard ESG, integrando le regole su tassonomia, SFDR, CSRD ed EBA Pillar 3. L’intento è creare un ecosistema coerente che guidi gli intermediari verso la disclosure obbligatoria e comparabile dei rischi climatici e ambientali. Questo passaggio riduce lo spazio per le sole iniziative volontarie, come l’NZBA, e solleva interrogativi sul ruolo futuro delle alleanze globali rispetto alla crescente centralità della regolamentazione europea.

 

 

Risultati raggiunti e rischi della dissoluzione

Nonostante i problemi recenti, l’NZBA ha contribuito in questi anni a diffondere una cultura della rendicontazione climatica nel settore bancario, spingendo decine di istituti a pubblicare per la prima volta target di riduzione delle emissioni finanziate. Ha favorito lo sviluppo di metodologie comuni per la misurazione del rischio climatico e ha offerto un forum di confronto internazionale su come integrare la sostenibilità nei processi di credito e investimento. La sua sospensione rischia di compromettere questa dinamica, lasciando le banche senza una piattaforma globale di coordinamento e rallentando l’avanzamento verso obiettivi net-zero coerenti e condivisi. In assenza di un’alleanza simile, il percorso di decarbonizzazione del settore bancario potrebbe frammentarsi, aumentando le disuguaglianze tra giurisdizioni più regolamentate e quelle con standard meno avanzati.

Molti osservatori interpretano la decisione come un segnale della fragilità delle iniziative volontarie in campo climatico. Secondo i critici, senza obblighi vincolanti le banche rischiano di non intraprendere azioni concrete per ridurre le emissioni. Alcune voci del mondo ambientalista sottolineano come la crisi dell’NZBA dimostri l’urgenza di regole chiare e cogenti, in grado di garantire una transizione reale e misurabile verso la decarbonizzazione.

 Il futuro dell’alleanza resta dunque appeso all’esito della votazione di settembre, che determinerà se l’NZBA sopravvivrà in forma rinnovata o segnerà la fine di una delle principali esperienze globali di coordinamento bancario sulla sostenibilità.

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