Stop alle cassette del pesce in polistirolo per salvare i mari dalla plastica

L’Unione europea ha stabilito per il 2030 l’obiettivo del 30 % di riciclo degli imballaggi in legno. L’Italia, per ora, si trova nella situazione di riciclare il 64% delle cassette di legno utilizzate. Di conseguenza, il dipartimento per la Transizione ecologica e gli investimenti verdi del ministero della Transizione ecologica, FederlegnoArredo, l’Alleanza delle cooperative italiane pesca e l’associazione ambientalista Marevivo, hanno firmato un protocollo per consolidare l’utilizzo di cassette destinate al contenimento e al trasporto dei prodotti ittici, realizzate con materie prime più sostenibili. 

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Rilegno, il consorzio che ha il compito di organizzare e garantire in la prevenzione, il recupero e il riciclo degli imballaggi in legno tramite il professor Antonio Rizzi sta portando avanti un progetto il cui obiettivo è trasformare gli imballaggi in legno in imballaggi 4.0. In pratica, si punta ad avere delle cassette in legno che contengono frutta, verdura o pesce, provviste di un identificativo grazie al quale è possibile riconoscere la tracciabilità dei diversi processi di realizzazione. Inoltre, grazie ad un Tag, una sorta di cartellino o etichetta elettronica, sarà possibile ridurre gli sprechi o i furti degli imballaggi in legno: anche se una cassetta di legno è fuori dal circuito, tramite un identificativo sarà possibile risalire a quando è stata messa in commercio. Questa nuova soluzione sarà anche un’ottima garanzia per il consumatore: su una cassetta del pesce, potremo sapere, per esempio, data e provenienza del pescato.

Polistirene: ecosostenibile o dannoso per l’ambiente?

Oggi gran parte delle cassette per il pesce in polistirene sono riciclabili al 100 per cento, ma gli ambientalisti sostengono che questi imballaggi restino il secondo tra i rifiuti più inquinanti in spiaggia. Nonostante ciò i produttori affermano: «Il polistirene espanso non è tra i maggiori indiziati per l’inquinamento dei mari: diversi studi hanno dimostrato che il 94 per cento dei rifiuti si depositano sul fondo del mare. Ma il polistirene è presente in minima parte. E se parliamo dei rifiuti ritrovati sulle spiagge, l’Eps rappresenta in peso meno dell’1 per cento dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge». Ed è questa la risposta che scagionerebbe il polistirene espanso dall’accusa di inquinante principale, subito dopo la plastica, del mare. Ma d’altro canto nella normativa Ue ce anche la Sup («Single use plastic»), la direttiva europea entrata in vigore anche in Italia lo scorso 14 gennaio, nella quale il polistirolo espanso è considerato, al pari della plastica, come materiale da mettere al bando.

«Dopo il loro utilizzo, le cassette in polistirolo per il pesce, vengono raccolte, frantumate e compattate per essere poi completamente riciclate, dando origine a una nuova materia prima seconda che viene reimpiegata per produrre, imballi e materiali isolanti in Eps che possono arrivare a contenere fino al 100 per cento di riciclato», afferma Marco Piana, direttore tecnico dell’ AIPE (associazione italiana polistirene). Nonostante ciò, il polistirolo e sempre più presente nei nostri mari, poiché a circolare sono i materiali inquinanti; una sola cassetta in polistirene, «se frantumata o dissolta in parti quando finisce in acqua, produce almeno un milione di microplastiche»

Via il polistirolo per la Posidonia

Tra gli studi recenti dedicati alla possibilità di sostituire il polistirolo con alti materiali la cui origine è assolutamente naturale merita attenzione quello che si sta realizzando in Toscana, a Castiglione della Pescaia e Follonica, nel Grossetano. L’obbiettivo è quello di ridurre la quantità di Posidonia accumulata sulle spiagge e contemporaneamente produrre un materiale innovativo non inquinante in sostituzione della plastica. Il progetto mira a gestire e riciclare in modo ecosostenibile le biomasse vegetali spiaggiate, in particolare di “Posidonia oceanica”. Ma senza rimuoverle sul posto per poi interrarle, con relativi costi sia a livello economico che ambientale. Il progetto punta invece, grazie a processi di lavorazione specifici, a trasformare la Posidonia da rifiuto in risorsa, impiegandola per la fabbricazione di materiale composito biodegradabile, applicazioni in ambito cosmetico e altro. E per altro, si spera, anche in cassette per il trasporto degli alimenti, assolutamente biodegradabili a contatto col mare.