Aperte il 16 marzo scorso a Parigi le candidature per un concorso che ha come obiettivo l’istruzione al femminile.

Malala Yousafzai è un’attivista pakistana universalmente nota per aver, da sempre, mostrato impegno contro l’oppressione dei bambini e la negazione dei loro diritti.

Tutto nasce dalla sua esperienza personale: all’età di 15 anni, mentre si trovava a bordo dello scuolabus che la riportava a casa, è stata vittima di un attentato poi rivendicato dai talebani che la ritenevano “simbolo degli infedeli e dell’oscenità”. La motivazione di tanta crudeltà era la sua battaglia in difesa del diritto all’istruzione delle bambine e delle giovani donne, soprattutto in paesi dove questa era – ed è tutt’ora – loro negata.

Parliamo di aree fondamentalmente patriarcali, nelle quali la nascita di una bambina è considerata una sciagura, soprattutto in vista della sua vita futura.

 

La figura della donna non sembra essersi evoluta ma piuttosto pare essere rimasta in quel lasso temporale denominato medioevo.

Si stima che 127 milioni di ragazze nel mondo fossero già state private della possibilità di usufruire di un’istruzione di qualità.

Nel 2015 la sottoscrizione, da parte dell’ONU, dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ha richiamato l’attenzione anche su questo problema individuando tra i suoi obiettivi almeno due a sostegno del genere femminile: il 4 (che auspica per tutti un’istruzione di qualità) e il 5 (che sostiene la parità di genere).

Nonostante l’impegno di diversi stati, non sembra siano stati fatti passi avanti e la situazione si è ulteriormente aggravata con l’avvento della pandemia, che ha chiuso in casa milioni di persone.

A partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, è stato riconosciuto il diritto allo studio con l’art. 26:

“Ogni individuo ha diritto all’istruzione. […] L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.”

Questo diritto è presente anche all’interno della nostra Costituzione (art. 34), incentivato dalle provvidenze messe a disposizione dallo Stato per gli studenti capaci e meritevoli e/o in difficoltà.

A fronte di tutto ciò il Consiglio Esecutivo dell’UNESCO, stanziando $ 50.000, ha dato il via alle candidature per il “Prize for Girls and Women’s Education” che verrà assegnato a chi si impegnerà nel garantire un’istruzione inclusiva e di qualità per donne e ragazze.

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